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CINDY SHERMAN - Un libro da non perdere...

A CURA DI: Francesco Bonami
TESTO DI: Francesco Stocchi
COLLANA: Supercontemporanea
EDITORE: Electa
PAGINE: 108
ILLUSTRAZIONI: 50
PREZZO: 19 euro
USCITA: Giugno 2007
Cindy Sherman, artista americana (1954, New Jersey), è una delle protagoniste indiscusse del panorama internazionale. Interpretando al meglio le pulsioni dell’Uomo moderno, Sherman si è discostata dal suo io per diventare uno specchio di ciò che la circonda; un catalizzatore delle identità che abitano il mondo Occidentale, quello del culto dell’immagine, del consumismo e della differenziazione.
Cindy Sherman non ha mai smesso d’indossare maschere per interpretare i modelli esterni proposti dal mondo occidentale, specie quelli opulenti degli anni ‘80 , ponendosi, apparentemente, come “Pop-Art Perfomer”. Ma l’artista americana non si occupa di diffondere simboli che incarnano e spacciano modelli venerati dalla società, linguaggio fondante della Pop Art, bensì s’interessa della gente comune che tali simboli assorbe. Una serie infinita di autoritratti per rappresentare gli altri: “Quando preparo ogni personaggio devo considerare […] il fatto che la gente guarderà sotto il trucco e la parrucca in cerca del comune denominatore, del riconoscibile. Sto cercando di far riconoscere alle persone qualcosa di se stessi, non di me”.
Come per molti artisti, il linguaggio di Sherman è il risultato di un’esigenza personale. La sua storia: cresce come ragazza di provincia, con la paura della grande metropoli dove v’immagina violenza e spersonalizzazione. Huntington Beach alla fine degli anni ’50 è un sobborgo metropolitano dove si sente il fiero dovere di realizzare il sogno americano: villette a schiera, diffusione di prodotti nazionali, scuole pubbliche e famiglie bianche. Ecco gli ingredienti dell’universo che circonda l’artista nel corso della sua adolescenza. Nessuno stimolo culturale; se non quelli della comunicazione di massa: Sherman si nutre sin da giovane di messaggi televisivi, di rotocalchi, di cinema e conosce il mondo attraverso essi. Sente sin da bambina il bisogno di travestirsi perché pensa che non ci sia posto per lei in tale contesto sociale. Realizza A Cindy Book, fantasioso album fotografico, chiaro segnale del bisogno di rappresentazione di sé. La sua opera mostra un’ambiguità tra realtà e finzione che la porta alla creazione di un mondo immaginario nel quale lo spettatore può riconoscersi. Nella celebre serie Untitled Film Still (1977-80), momento culminante di una precoce creatività, in oltre ottanta immagini Sherman interpreta varie tipologie femminili ambientate in ipotetici film di “serie b” degli anni ’50-’60. Negando la demarcazione tra fatti e finzioni, l’arista trova un suo campo d’azione come avviene continuamente nel cinema e nella letteratura.

Sebbene la fotografia si presti facilmente a tali espressioni, Cindy Sherman non si considera una fotografa. La fotografia è al servizio delle sue idee, non viceversa, e la usa per raffigurare il mondo attraverso la propria rappresentazione. Le sue fotografie (in particolare quelle della prima produzione in bianco e nero) sono povere tecnicamente, sono piene di “errori”, non vogliono essere “belle immagini” ma sono da leggersi come produzioni di matrice concettuale.
Cindy Sherman appartiene ad una generazione liberatasi dalle regole dell’Arte Moderna per abbracciare espressioni più direttamente legate alle rappresentazioni della comunicazione di massa; non rompe totalmente con la tradizione ma sviluppa tematiche del Surrealismo, della Pop Art, dell’Arte Concettuale e della Body-Art.

Il particolare linguaggio di Cindy Sherman, così apparentemente democratico, da anti-eroe, votato alla comune rappresentazione di sé all’interno della comunità, si sviluppa in un periodo storico di particolare rilievo. Gli anni ’80 segnano lo sviluppo dei travestimenti nel mondo della comunicazione e dello spettacolo, della stravaganza estetica e del libero culto del corpo. Sherman coglie in anticipo questi cambiamenti e con disposizione benevola e sorridente da una parte, feroce e lapidaria dall’altra, scrive un tableau vivant della sua epoca, con al centro la persona.
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